lunedì 29 agosto 2011

Affilatura della lama


Una pialla anche se perfetta non serve a nulla senza una lama affilata a dovere.
L’affilatura è un processo dalle dinamiche abbastanza complesse e il risultato ottenuto è frutto di numerose variabili che possono entrare in gioco. La qualità dell’acciaio è determinante per ottenere un filo solido e duraturo, così come il processo di tempra che, nonostante l’utilizzo di procedure standardizzate, mostra spesso risultati non sempre completamente riproducibili. Anche il metodo di affilatura può influenzare il risultato ed è necessaria la dovuta esperienza per raggiungere le prestazioni migliori. Nella descrizione di seguito illustrerò il metodo da me adottato per affilare le lame, metodo che mi restituisce degli ottimi taglienti.

Il tagliente affilato è il risultato di passaggi successivi su abrasivi a grana sempre più fine e affinché il tagliente sia perfetto occorre affilare non solo sullo smusso ma anche sul retro della lama che deve essere perfettamente piano.
La prima cosa che si può fare è controllare la squadratura della lama, importante per evitare problemi di regolazione in fase operativa. Molto spesso le lame sono tutt’altro che squadrate, a maggior ragione se si tratta di lame datate. 

Con una squadra si controlla che il tagliente sia a 90° rispetto ai lati. 

Se così non è si può utilizzare una mola a secco per correggere.
A volte si trovano lame con angoli di smusso molto diversi da 25° (un valore comune per lo smusso principale) o con taglienti molto rovinati. In questi casi si può utilizzare sempre la mola a secco per riportare il tutto verso i parametri richiesti, facendo molta attenzione a non surriscaldare la lama. Una vaschetta con acqua fredda vicino alla mola, dove immergere la lama molto frequentemente per raffreddarla, sarà di grande aiuto.
Per rendere il tagliente il più diritto possibile lo si può montare sul controferro, lasciandolo sporgere di pochi decimi di mm e strofinare sulla carta abrasiva da 150 attaccata al vetro con colla spray riposizionabile, avendo l'accortezza di tenerlo in posizione verticale rispetto al piano
Si comincia quindi con la spianatura del retro nella porzione che interessa, quella al di sotto dello slot dove scorre il controferro.
Questa operazione può essere effettuata utlizzando carta abrasiva da 150 e quindi 240. E’ importante tenere la lama perfettamente aderente alla lastra di vetro esercitando una discreta pressione e distribuendola in modo uniforme.
Il primo step di affilatura dello smusso è fatto sulla carta abrasiva da 150, utilizzando una guida (Stanley in questo caso) che serve a mantenere l'angolo desiderato. Il processo è portato avanti fino a che non si forma il burr, un microricciolo metallico sul retro del tagliente che può essere riscontrato toccando la parte col polpastrello del pollice (attenzione a non tagliarsi!)

Durante lo scorrimento sulla carta abrasiva è bene fermarsi quando il ferro comincia a riscaldarsi e permettere la dissipazione del calore prodotto.
Per queste operazioni al posto della carta abrasiva si possono usare delle pietre diamantate che hanno il vantaggio di funzionare in umido, permettendo un’azione abrasiva continua. Una DMT combinata (nera/blu) può andar bene per lo scopo.
Si passa quindi all’utilizzo di pietre ad acqua giapponesi. Io utilizzo una a grana grossa (800) e l'altra a grana fine (6000) (volendo si può aggiungere anche una grana intermedia).
Si ripete lo stesso processo mantenendo l’angolo allo stesso valore, prima sulla pietra a grana grossa e quindi a seguire su quella a grana fine.
A questo punto lo smusso principale è perfettamente affilato. Per rendere la ripetibilità del processo di affilatura un’operazione veloce si può aggiungere (è raccomandabile) uno smusso secondario (microbevel) di qualche grado. Si può cioè settare sulla guida un angolo maggiore (la guida mostrata permette affilature dai 25° ai 35° con avanzamento di 5°) e ripetere lo step di affilatura. In questo caso basterà affilare solo sulla pietra a grana fine per avere un microbevel affilato a rasoio. 
Si completa il procedimento passando il retro della lama sulle pietre giapponesi, prima grossa e poi fine, avendo cura di farlo aderire perfettamente durante l’abrasione. A questo scopo possono essere usati i bordi delle pietre.

Affilatura del controferro.
Anche il controferro ha bisogno di essere preparato a dovere.
L’operazione è facile, favorita dalla duttilità del metallo.
Dopo aver provveduto alla sua squadratura, per assicurarsi che aderisca perfettamente alla lama si spiana il bordo anteriore interno sulla solita carta abrasiva sul vetro, tenendo il pezzo leggermente più basso del piano su cui sta scorrendo.


Il lato esterno viene lucidato a dovere per permettere ai trucioli di scivolare con maggiore facilità.
Un angolo di smusso a 25° e un microbevel a 30° permette l'utilizzo della pialla in molte situazioni comuni.










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