lunedì 1 agosto 2011

Cenni Storici



Le tecniche moderne di piallatura si avvalgono della disponibilità di potenti macchine, capaci di straordinarie prestazioni quantitative e qualitative sia nella piallatura a filo che a spessore.
Anche la disponibilità e l’utilizzo sempre più diffuso di semilavorati ha fatto sì che i professionisti del settore considerino la pialla manuale un utensile di nicchia, utilizzata ormai solo per piccole rifiniture, impossibili altrimenti da effettuare con la dovuta precisione. Nei negozi specializzati sono ormai presenti solo pialle di modesta qualità, destinate prettamente ad un uso hobbistico. Eppure questo attrezzo è stato senz’altro uno dei simboli dell’arte della falegnameria fin dall’antichità, resistendo quasi immutata allo scorrere dei secoli e rendendo possibile la realizzazione dei capolavori dell’ebanisteria.
Già conosciuta dagli antichi Greci la pialla fu estensivamente utilizzata in epoca Romana. Famosi sono i ritrovamenti effettuati a Pompei che mostrano un utensile molto simile a quello dei nostri giorni, addirittura costituito di legno e ferro e dotato di lama bloccata molto probabilmente (non è stato ritrovato) da un cuneo di legno che la spingeva contro un piolo trasversale, sistema ancora oggi utilizzato dai Giapponesi. Un altro esemplare rinvenuto in Germania era addirittura costituito interamente di metallo. Dopo il periodo buio del Medioevo, dal quale non ci sono pervenuti molti esemplari, è con il Rinascimento che questo attrezzo ha il suo primo  momento di gloria, legato soprattutto all’esigenza di riprodurre nei manufatti di legno forme e motivi di un ritorno alla classicità che si affermò in tutte le arti. Fino alla fine del XVII secolo questi attrezzi erano pressoché esclusivamente fabbricati dai loro utilizzatori, rimandando al XVIII secolo la nascita e la diffusione della professione di fabbricante di pialle. In questo secolo grandi quantità di acciaio divennero disponibili a prezzi contenuti, incoraggiando la produzione delle lame.
All’inizio dell’800 fu inventato il controferro, che oltre ad aumentare la stabilità del gruppo di taglio permetteva la riduzione dello strappamento delle fibre (tear out) e l’ottenimento di superfici molto levigate.
 L’apice dell’uso, produzione (anche industriale) e specializzazione si ebbe nella seconda metà del XIX secolo, quando si diffusero anche le pialle metalliche, attrezzi di straordinaria precisione, capaci di resistere all’usura e non sensibili ai cambi di umidità, come le pialle in legno. Si devono a Leonard Bailey alcune innovazioni che contribuirono alla diffusione della pialla in metallo, come il sistema di regolazione della lama che consente di aggiustare la profondità di taglio e il suo spostamento laterale; sistema acquisito da Stanley  e adottato dalla maggior parte degli altri produttori dell’epoca, ancora attuale ai giorni nostri.
Mentre nel continente europeo le pialle in legno, forti di una tradizione plurisecolare, resistettero più a lungo alla novità di quelle in metallo, queste ultime la facevano da padrone nelle falegnamerie Americane di inizio ‘900 e così fu fino a che le macchine elettriche per piallare non divennero così efficienti e convenienti da relegare il nobile attrezzo ad un ruolo sempre più marginale.

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